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L'Associazione "Ricerca In Movimento" è stata costituita per fornire un appoggio formativo, pratico e morale alle famiglie con pazienti affetti da Corea di Huntington a partire dal 1994 fino al 2002. La "Mauro Emolo Onlus" nata da una costola dell'Associazione "Ricerca In Movimento" è attiva dal 2001 e si occupa di finanziare la produzione di materiale informativo sulla Corea di Huntington (spot, campagne stampa, sito internet, numero verde) oltre a tutte le iniziative utili alla ricerca e alle famiglie.

Cambiamenti funzionali del cervello in individui presintomatici affetti dalla Malattia di Huntington

21 giugno 2004 scritto da admin alle 10:09 commenta!

Ann Neurol. 2004 Jun;55(6):879-83.
Ricevuto da Gerrit Dommerholt, Presidente dell’European Huntington Association.
Reading SA, Dziorny AC, Peroutka LA, Schreiber M, Gourley LM, Yallapragada V, Rosenblatt A, Margolis RL, Pekar JJ, Pearlson GD, Aylward E, Brandt J, Bassett SS, Ross CA.
Department of Psychiatry, Johns Hopkins University, Baltimore, MD.

L’evidenza di questo studio suggerisce precoci cambiamenti strutturali del cervello in individui con la mutazione genetica della Malattia di Huntington presintomatici rispetto ai sintomi motori della malattia.
Lo scopo di questo studio era investigare la presenza di cambiamenti funzionali del cervello in questa popolazione utilizzando le immagini funzionali della risonanza magnetica. I soggetti e i controlli stabiliti si sottoposero a un protocollo di “interferenza” sulle immagini della risonanza magnetica funzionale, un compito che si sa venire mediato in parte dal circuito cosrticostriatale.
Durante lo svolgimento di una normale performance cognitiva, i soggetti asintomatici affetti da MH mostravano una significativa e specifica minor attivazione nella corteccia cingolata anteriore sinistra (BA 24, 32) se comparata con i controlli stabiliti. Ann Neurol 2004;55:879-883
PMID: 15174024 [PubMed - in process]

Tradotto letteralmente da Paola Barbato

Gli effetti neuroprotettivi di cellule incapsulate producenti CNTF in un modello roditore della Malattia di Huntington sono dipendenti dalla prossimità dell’impianto rispetto allo striato lesionato.

20 giugno 2004 scritto da admin alle 10:14 commenta!

Ricevuto da Gerrit Dommerholt, presidente dell’European Huntington Association.

Cell Transplant. 2004;13(3):253-9.

Emerich DF, Winn SR.
CytoTherapeutics, Inc., Providence, RI, USA. ed3fjm@aol.com

La Malattia di Huntington è un disordine genetico devastante che al momento non presenta nessun effettivo trattamento per prevenire o ridurre la degenerazione neuronale che lo provoca. Il rilascio intracerebrale di CNTF in modelli animali affetti da MH ha mostrato promesse notevoli come mezzo di protezione dei neuroni striatali, che sarebbero altrimenti destinati a morire.

Questo studio esamina sia gli effetti neuroprotettivi dovuti al bisogno di CNTF, sia che il rilascio avvenga nella zona immediatamente prossima alla regione della lesione ovvero quali effetti protettivi possano essere ottenuti quando la zona di rilascio è più distante dalla zona lesionata.

Delle cellule incapsulate che producono CNTF sono state impiantate nel ventricolo laterale sia ipsilaterale or contralaterale con un’iniezione di un acido quinolinico (QA) intrastriatale. Un forte effetto neuroprotettivo è stato osservato solo in quegli animali che hanno ricevuto l’iniezione di QA di impianti di CNTF ipsilaterali. In questi animali la perdita di attività striatale ChAT e GAD come pure il danneggiamento comportamentale sono stati completamente prevenuti.

In contrasto, nessun beneficio neurochimico o comportamentale è stato prodotto dagli impianti di cellule che producevano CNTF nel ventricolo contralaterale.

Questi dati continuano a sostenere l’uso del rilascio di CNTF per la MH con la cautela che rende necessario il rilascio sia fatto direttamente nello striato, se si vogliono ottenere dei benefici clinici.

Tradotto letteralmente da Paola Barbato.


Studio sul test genetico e le sue implicazioni psicosociali.

30 novembre 2003 scritto da admin alle 10:17 commenta!

La traduzione di questo testo scientifico è letterale, e i termini inglesi vengono “italianizzati”. Sono rispettati totalmente i contenuti.

«Decisioni per il test genetico predittivo per la Malattia di Huntington: contesto, valutazione e nuovi imperativi morali.»

Taylor SD. School of Social Work and Social Policy, The University ofQueensland, Qld. 4072, St. Lucia, Australia

Il test predittivo è una delle nuove tecnologie genetiche che, congiuntamente con altri campi in via di sviluppo come la “farmacogenomica”, promette molti benefici per la prevenzione e per la salute della popolazione. Comprendere come gli individui valutino e affrontino la decisione di fare il test genetico è sempre più rilevante man mano che la tecnologia si espande. Se si pone la comprensione del rischio genetico e il prendere la decisione di fare il test inserendoli in una struttura di vita “olistica”, che include la famiglia o le relazioni di parentela, queste possono variare
considerevolmente dalla rappresentazione clinica di questi fenomeni. Il test predittivo per la Malattia di Huntington (MH) viene considerato come un modello in questo contesto, invece di essere visto come il disordine di un singolo gene, grave, di insorgenza prevalente in età adulta ma attualmente incurabile. Questo studio informa riguardo a uno studio qualitativo australiano che ha studiato la decisione di sottoporsi al test predittivo in individui a rischio di MH, i contesti delle loro decisioni e le valutazioni che le sostengono.

Interviste approfondite sono state fatte in Australia a 16 individui con il 50% di rischio di aver ereditato la MH, con variazioni riguardo la decisione di sottoporsi o meno al test, il sesso, l’età e
alcune caratteristiche selezionate. La rivelazione che avrebbe avuto seguito al risultato del test veniva considerata una decisione cruciale per la propria vita, con implicazioni importanti sia per sé
stessi che per gli altri, mentre il diritto di “non sapere” lo stato genetico era stato difeso con forza e unanimità.

Sono stati identificati molteplici contesti di riferimento all’interno dei quali venivano inserite le decisioni di fare o meno il test, incluse le parentele intra- e interpersonali, la storia famigliare e l’esperienza della MH, e la temporalità. I partecipanti usavano due criteri principali per valutare le opzioni del test: la percezione del valore del test o delle informazioni su di esso sia per sé stessi che per altre persone importanti, e il grado con cui questa informazione sarebbe stata tollerata e gestita, sia a breve che a lungo termine, sia da sé stessi che dagli altri. Sono state esaminate una selezione di considerazioni etiche e morali che coinvolgono la decisione da prendere, così come i contesti clinici e socio-politici in cui il test si sarebbe svolto.Questo studio suggerisce che le vulnerabilità psicosociali generate dall’accessibilità delle tecnologie del test ed esacerbate dalla politica imperativa delle responsabilità individuali e l’autocontrollo dovrebbero essere indirizzate a livelli societari più ampi.


La ripetizione dell’espansione trinucleotide nelle cellule germinali.

13 novembre 2003 scritto da admin alle 10:28 commenta!

La traduzione di questo testo scientifico è letterale, e i termini inglesi vengono “italianizzati”. Sono rispettati totalmente i contenuti.

URL: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/

9 novembre 2003
La ripetizione dell’espansione trinucleotide nelle cellule germinali.

Pearson CE-Program of Genetics and Genomic Biology, The Hospital for Sick Children, 555 University Avenue, Elm Wing 11-135, M5G 1X8, Toronto,
Ontario, Canada

L’espansione trinucleotide (come quella del CAG) causa almeno 30 malattie inclusa quella di Huntington (MH). Molte sono ereditate in maniera predominante attraverso la trasmissione paterna, e sono probabilmente il risultato di mutazioni specifiche della cellula germinale.

Uno studio recente delle cellule testicolari in pazienti affetti da MH ha rivelato che le espansioni avvengono nelle cellule diploidi prima del completamento della meiosi. Perciò le espansioni non sono limitate allo sperma del tardo aploide, nel quale il menoma sta “dormendo”.

Questi risultati hanno implicazioni sia per la ricerca che ha lo scopo di comprendere la trasmissione di una seria mutazione che per lo sviluppo di nuove terapie per la malattia.


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